Archivio per febbraio, 2008

quel che non c’è

Posted in Senza categoria on 27 febbraio 2008 by stesis83
 

Qualcuno vorrebbe che questa terra fosse per me un’alcova,

un masso sulla mia tomba di fanciulla,

una croce eretta conficcata nel mio cuore,

su cui incidere frasi di ruggine.

Qualcuno potrebbe raccontare di me stralci di immagini,

ricordi sbiaditi dal tempo che tuttavia tornano,

silenzi crudeli che inghiottono come abissi,

pause snervanti in attesa del niente.

Se mai dovessi mostrarmi fragile tocca la mia carne viva,

se mai dovessi smettere di proteggermi azzanna al ventre,

se mai permettessi al giorno di condurmi nella luce segui il passo,

perchè la strada che ti indico è più lunga di quanto credi.

Qualcuno sussurra che non vede niente,

che oltre questo semplice cercarsi esiste l’ignoto,

qualcuno sussurra che non c’è niente,

oltre questo semplice battito d’ali.

Se mai dovessi credere in una sola sillaba premi il bottone,

sei mai dovessi porre una mano sui tuoi occhi non pensare,

se mai ti venissi incontro con sguardo nuovo non temere,

perchè la strada che ti indico non ha fine.

Ti seguirei dentro te se avessi un attimo,

ti seguirei nel tuo ovunque nonostante il mare,

cercherei di aver fiducia in te se avesse un senso,

cadrei volentieri nella tua trappola.

Ti seguirei dentro te se avessi un attimo,

calpesterei le rovine delle tue mura miste a rugiada,

stringerei le tue mani tra le mie mani,

mentre giungerà la notte caduta.

Non ti accecherà l’oscurità,

anche se dovessi spezzare i tuoi dubbi,

non ci sarebbe ragione di correre inversamente,

anche se fosse l’ultimo metro.

Non ti accecherà l’amore confuso,

anche se i respiri diventassero venti,

e tu una piccola foglia delicata,

proibita ed inaccessibile.

Il tempo però ardendo sulla fronte muta i cuori,

ti debbo l’autunno e le primavere,

ti debbo fiumi e argini,

sono debitrice di parole,

debitrice di segreti,

che arrotolandosi scivolano come neve calda,

qualcosa dentro s’infrange nei tuoi occhi,

qualcosa che non se ne va anche se volessi.

Il tempo però è un circolo di ombre,

rende la voce della sera una brezza estiva,

e se chiudessi gli occhi ti vedrei con me,

come qualcosa che c’è e che non vuol smarrirsi.

Ti seguirei sulla tua pelle se fosse un mondo,

camminando a piedi nudi felicemente,

colta dal profumo del fuoco e delle tue pieghe,

visiterei luoghi senza nome.

Ti debbo fragranza e crepuscolo,

ti debbo oblio e pietre di sogni,

ti debbo i sorrisi che strappi dal mio volto,

sono debitrice di istanti fugaci,

debitrice di segreti,

che arrotolandosi scivolano come lava incandescente,

qualcosa dentro me s’infrange nei tuoi occhi,

qualcosa che c’è anche se vuol smarrirsi.

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luci ed ombre

Posted in Senza categoria on 21 febbraio 2008 by stesis83

Sono strani giorni, turba il mattino che non incontra mai i miei occhi, turba la notte distratta che serpeggia vicino con movimenti lenti , turba il profumo di certi pomeriggi che sanno di sale e di vernice. Non mi perdo in monologhi da tempo e non saprei che scrivere. Come se tutto fosse racchiuso in una noce sepolta per sempre tra le mie viscere. Iniziare da qualcosa. Sì, dovrei iniziare da qualcosa. Iniziare da un punto, da un deciso colpo di penna, una goccia di inchiostro tra due sillabe, da un sospiro appena udito , da qualsiasi cosa abbia un senso in questo nostro mondo.

Ho conversato di sistemi più o meno logici per poter scindere sfumature da sfumature, tono da tono e fingere di voler fare parte di questa accozzaglia di gente che mostra quanto sia intelligente pensare bene, parlare bene, camminare bene, fermentare bene, straziarmi bene, commentare bene, dialogare bene, afferrare bene, fingere sì, fingere bene.

é pesante non dover essere mai pesante, è pesante schermirsi, spiegare, valutare, giungere le mani per la preghiera della sera, snocciolare il rosario, sussurrare piccole porcheriole orali a queste dolci fanciulle che tengono le candele. Mi accompagnano alla porta io le vedo, similmente vestite, austere nel passo e nel portamento. Sono bellissime queste piccole ombre, questi miei piccoli dolci spettri. Quanto le amo. Nessuno può capire quanto le amo. Fissare il ritratto e non vedere nulla. Ficcare due dita in gola e gettare tutto nell’abisso più vero. Ingollare tisane cinesi e pillole fruttate. Quanto le amo. Nessuno può capire quanto le amo.

Tenere il ritmo quando l’unica soluzione per restare in piedi e arrestare la realtà è varcare il segno, ferirsi piano. Ferirsi piano ma a fondo. Quanto lo amo. Piccole crepe come sorrisi.

Piccole crepe rosse. Piccoli spicchi di luce su pelle sfatta. Piccoli petali offuscati.

Sono così strani questi giorni, ascoltando voci passate, voci che stento a riconoscere, voci che narrano episodi di vita che ho rimosso, voci che mormorano frasi acidule, complesse in generale. Se dovessi cercare scorci di sogno so che sfiorerei l’abisso.

Se dovessi cercare le risposte a questo tormento che divora avrei già perduto giovinezza.

Sorrido quando una madre traccia confini , sorrido quando un’amica sostiene uno sguardo, sorrido quando non mi volto mai indietro, sorrido quando il mio cuore silente si accartoccia come una foglia. Odiarsi. Odio quando spezzo i pensieri, odio quando traggo forza dai vortici carnali, odio tutto ciò che mi rappresenta, odio l’immagine riflessa, odio ciò che condiziona e ciò che umilia. Odio me e odio quel che è fuori da me. E tutto rimane sospeso e distante. Tutto fuorchè la consapevolezza.

Amarsi. Amo la bellezza che nelle cose si insinua come ruscelli. Amo la criptica amica che mangia acciughe. Amo lo spigolo conficcato nel mio costato, amo la speranza inutile, amo le false promesse, amo la stupida vanità. E tutto ciò che amo è il dissolversi ad una certa ora e per una determinata ragione.

Avere paura. Temere di non riuscire a vedere tutto. Temere di cadere nel solito gioco crudele.

In bilico tra il viaggio e la stasi, arrendersi a quel che è più forte di noi.

Se dovessi cercare tessere per il mio puzzle so che non troverei niente. Se dovessi cercare la verità so che perderei ogni parte di me. Ferirsi piano. Fuggire da se stessi, fuggire da ciò che stordisce, dal sospetto di poter essere l’urto tra elettroni, il mistico canto di un immortale.

Fuggire dal connubio mortale. Fuggire, semplicemente non esserci.

SP

Posted in Senza categoria on 19 febbraio 2008 by stesis83
 

Perchè mai dovrei allontanarmi da te,

perchè mai dovrei spingere queste quattro ossa oltre il cerchio,

se il vento ha smesso di battere alle mie finestre,

e sento che stai tornando da me.

Il mio cuore è incastonato nel tuo teschio,

tra le mani i guanti mai indossati,

lo schiaffo brucia ancora sulla mia guancia,

mentre qualcuno sta fissando le travi alla porta.

Ci sei in ogni momento libero,

ci sei quando smetto di piangere,

quando credo che il pavimento sia instabile,

ci sei nel mio dannato mondo fragile.

Perchè mai dovrei fingere di non volerti,

perchè mai dovrei condizionare una vita per te,

se non per il rischio di vederti soccombere,

se non per il desiderio di non cadere più.

Le nostre dita come nodi stretti,

i tuoi occhi scrivono verità,

sulle tue labbra i miei petali,

sulle tue labbra soffi di vertigine.

Ci sei in ogni momento libero,

ci sei quando la mattina è intrisa di nettare,

quando credo di gelare attendendo l’autobus,

ci sei nella mia dannata realtà assassina.

Il sogno ti fa rivivere nell’immortalità delle percezioni,

danzando tra le pagine bianche come gocce di notte,

come ultima lacrima di un pianto sommesso,

per te io spacco il mio giorno.

Il sogno ti concede di cambiare all’infinito,

assumendo forme sconosciute e bellissime,

dolcemente l’essenza di te diviene pelle,

per te io rinnego il sole.

Perchè mai dovrei lasciarmi sospingere via,

perchè mai dovrei accettare l’incostanza,

se le campane suonano a festa,

e sento che stai tornando da me.

Il mio cuore sussurra di attendere,

perchè i tuoi occhi confessano verità,

le tue labbra sono piccoli cocci di porcellana,

che un pò pallide si increspano in un sorriso.

Ci sei in ogni momento libero,

ci sei nei miei capillari spezzati,

nei vicoli di certi quartieri,

sul cuscino che odora di me.

Ci sei quando le stelle si oscurano,

quando sembra che l’amore sia definitivamente morto,

ci sei in ogni cosa che vedo,

anche quando tutto appare finito.

Perchè mai dovrei credere a questa nube,

perchè mai dovrei fingere di dimenticare,

se tutto ciò di cui ho bisogno è nel tuo pugno,

se tutto ciò di cui ho bisogno è nei tuoi occhi.