Archivio per settembre, 2008

un tempo, due tempi

Posted in Senza categoria on 28 settembre 2008 by stesis83
il sole è alto.
Nel cielo vermiglio un cerchio di fuoco.
un fruscio a destra, poi a sinistra, poi ovunque. sempre più vicino, all’istante è al mio orecchio.
un lieve soffio udibile.
parole concatenate.
in un tempo, due tempi.
 
un dito scrive sulla lavagna spaziale.
tracciando spirali in lettere.
costrutti inventati per me.
vestali immolano capri
di tutte le perversioni respinte
tu sei la mia cara.
 
tramonti sospesi
canti chiusi in ugole senza corpo
con tremore lo sento che sei sacro come un osso
nè più nè meno, circostanziale.
un labbro leporino sulle mie vergini cartilagini
in un tempo,due tempi.
 
è il sole che è alto o sono io che giaccio sul fondo,
come un liquido stagnante,
che semplicemente si abbandona,
senza nausea,
senza sogno,
senza mutare,
nemmeno tanto per gioco.
 
 
piangere non costa niente,
come nemmeno sorriderne,
fingere è appena un cenno col capo,
non richiede energie.
e sono qui senza rancore,
per quel tempo,
per quei tempi.
 
tentare e dilettarsi,
piagnucolare,
sventare e sventrarsi,
genuflettersi o chinarsi,
per un misero scellino svalutato.
in un tempo,due tempi.
 
come luce sintetica sul volto,
impallidisco.
come quando mi sento svenire,
impallidisco.
 
 
e so che c’è stato un tempo,
che sommato a questo tempo,
son due tempi appena.
ma non due pieni.
 
so che se pigliassi il mondo sul serio ne andrei fiera.
occorre coraggio per vivere in questo tempo,
nonostante io voglia vivere in due tempi.

come si può avere fame

Posted in Senza categoria on 20 settembre 2008 by stesis83
come si può aver fame quando il giorno  piange i suoi figli,
in tempi dove in casa non c’è il pane,
e le ginocchia si piegano dinanzi il potere,
a capo chino di fronte il padrone.
come si può aver fame quando il mondo gira piano,
con una lentezza esasperante che sa di rinuncia,
con voglia di amare pari a zero,
desiderosi soltanto di speranza.
come si può discutere di rettitudine quando il senso di inadeguatezza dilaga,
in tempi disperati in cui uccidere e uccidersi non fa notizia,
e certi sapori non sanno più di niente,
certe parole sembrano ceneri gettate ai venti.
come si può aver fame,
come , cazzo.
come si può.
 
me lo chiedo anche se non serve a niente

T. I.

Posted in Senza categoria on 14 settembre 2008 by stesis83
Vorrei conoscere quel che può ancora andarmi bene,
come una cosa che può essere tollerata,
un’esperienza che pensi ti dia accesso al cambiamento,
quando in effetti non cambia niente.
E’ lo spirito di adattamento che  induce a camminare per quella piazza,
le gambe muovono parallelamente verso quel determinato luogo,
i tuoi occhi sono frammenti di tv al plasma,
e ogni immagine è in 14 pollici.
Sono trascorsi anni e non ricordo giorno meno lontano di ieri,
chissà da quanto provo a raccontarmi questa favola,
che prima o poi la vita mi sembrerà un salvagente colorato,
chissà da quanto provo a raccontarmi una triste storia di bambina,
e ora mi rendo conto che ho soltanto compianto qualcun altro.
Come sono ingenua ogni volta che parlo di me , parlo di un altro.
come sono ingenua ogni volta che taccio è perchè non ho parole tanto forti da risultare interessanti.
e sono trascorse ore da quando ho parlato con te e ora so che il sogno che credevo fosse il tuo in realtà è solo una mia invenzione.
mi chiedo quando smetterò di immaginare per te una esistenza romantica ,una novità che ti renda unico e invincibile.
mi chiedo quando smetterò di vederti come l’eroe poeta che innoverà la lingua.
adesso sto realizzando che invecchio, ho già 25 anni e ieri ne avevo venti.
Ieri, si, l’ieri che ho vissuto prima di aver percorso il lungo corridoio del non-senso.
chissà da quanto mi accartoccio senza mai proteggermi davvero.
chissà perchè stasera ho il desiderio di piangere per una gioia profonda e sotterranea.
e vedo tutto attraverso i frammenti del mio 14 pollici
uno sbadiglio e la coscienza si assopisce.
 
voglio una luce sintetica che mi faccia assumere un’espressione stupida.
voglio che questa sia una sera di pioggia.
 
che scivoli via portando con sè la mia vergognosa condotta.
 
che scivoli via portando con sè ogni tristezza residua.
 
per un passato che non tornerà mai
 e un presente incerto,
un futuro opaco.
 
che forse stupirà
 

parole di ruggine

Posted in Senza categoria on 13 settembre 2008 by stesis83
in questi giorni ho ripreso un libro in mano, ne ho sfogliato le pagine, carezzato i margini, piegato gli angoli, letto periodi e analizzato il senso.In questi giorni ho viaggiato più di quanto avessi mai fatto, ho passeggiato per le vie di Parigi, ho visto rubare delle forbici, la febbre assalire lo scrittore e l’arsura il personaggio.
i sogni sottrarsi ai bambini.
 
ho tentato davvero di dialogare con Marceline e di amare come il giovane Werther la sua bella Lotte.
 
 
ho smesso di respirare nella mia stanza , una per me sola.
 
mentre il cieco cammina per strada al braccio della donnicciola bionda, la serenità di un amore viene scosso dalla rivelazione che non c’è luce oltre la porta più piccola.
 
in questi giorni ho afferrato ogni istante e ne ho sentito il battito sulla pelle, con quale candore mi offro a lenzuola aranciate e con quale semplicità abbandono il mio destino a ciò che viene senza rigore, senza progetti,senza sperare.
 
so che tutto questo consumarsi è il lento e finto equilibrio dell’individuo che vive.
e se ti addormenti tra le braccia del tuo amante rischi di trovartelo accanto il giorno dopo.
 
come il sudario che avvolge il corpo del morente 
che brami.
 
nella volontà c’è la ragione e nel caso, la resa incondizionata.
è così che voglio sentirmi, uccisa per mano di un oppositore.
con la convinzione di aver fatto tutto ciò che andava fatto, e con la grave sensazione di rinuncia.
mi specchio negli occhi altrui con un senso di nausea esistenziale che sfocerebbe di certo in rigurgito se avessi il coraggio necessario.
gettare fuori ogni trincea emotiva e tutti i merletti di ipocrisia. 
 tutti i segreti e  le domande ,  i silenzi che ci siamo donati,
 ogni manciata di verità…
 
l’unica crisi che conduce alla volta celeste.
 
so che si scrive quando si ha qualcosa da dire ma non esistono più sorprese in questo giorno ramato.
 
sono seduta in silenzio sull’orlo di un muretto sgangherato, attendo il fratello che torna da lavoro, affaticato,col  passo dimesso.
il tramonto ha forma di bocca e il sole è come la punta di una lingua rosata,sporca di gelso.
 
sono seduta in silenzio e la strada è così vuota. il figlio del guardiano è steso sull’erbetta rada e fischietta una canzona popolare.
il gatto dinoccolato si lecca una zampa.
 
io guardo il cerchio , guardo quello che non vedo.
 
io guardo il cerchio, guardo quello che non potrò vedere.
 
so che dovrei scrivere qualcosa che ha bisogno di svolazzare nei cieli  ma non esistono più sorprese in questo giorno ramato.
 
e le parole son piene di ruggine. e le parole sono chiavistelli crepuscolari.
 
io guardo il cerchio, che si erge come una corona sui nostri capi.
 
e le correnti non lasciano precipitare il corpo.
 
io guardo il grande cerchio di fumo mentre stormi si allontanano,andando chissà dove.
e con me , anche le fronde si piegano.
 
in una danza che sa di morte.
 
in una dolce danza che sa di morte.
 
col sole in bocca.
 
oscillando in una danza di morte. 
 
 
 
 
 

tutto il mio amore

Posted in Senza categoria on 8 settembre 2008 by stesis83
tutto il mio amore è pregno di vaghezza,
si aggira disperato , cieco, confuso,
odora di strane essenze,
di mirtillo, di eucalipto, di pane.
tutto il mio amore è nel vino che cola sul mento,
sui punti di i mal scritte,
soffuso in stanze di hotel che mi accolgono in sere tristi,
e brucia come olio sulla mia pelle di carta velina.
 
 
quando il mio stomaco brontola chiedendo una carezza alimentare,
avverto come un pugno tra le costole e una voglia intensa di ciclamino,
e tutto tace intorno a me perchè il sogno mi avvolge,
lasciando mormorare l’anima in se fossi.
 
tutto il mio amore è pregno di volontà,
io veglio.
 
veglio.
 
attendendo qualcosa che non ha nome.

l’orgoglio e il pregiudizio

Posted in Senza categoria on 2 settembre 2008 by stesis83
cosa ci sarà di tremendo in un dito ficcato nel naso. quando pensando , fissi una parola scritta su un’agenda piena di appuntamenti e di date,simboli, anagrammi,graffiti che solo tu riesci a decifrare. e senti le tue gambe abbandonarsi al fastidioso formicolio misto a stanchezza diffusa. il sangue scorrere dolorosamente in vasi troppo piccoli e le due donne del palazzo di fronte ti stanno ad osservare. Il tuo dito cerca qualcosa che è stato smarrito e con noncuranza sfida gravità,buonsenso e buongusto?e sarà dentro o fuori? da grande distanza, chi può dirlo.
mentre le signore lì curiosissime e nullafacenti ti osservano con stupore e ilarità. e tu le guardi e non puoi far a meno di sorridere perchè le loro vesti cadono male su un corpo sgraziato, i capelli avvolti in coloratissimi bigodini multiforma, e le pantofole invernali in agosto e lo sguardo da ebete su una faccia che non vede acqua nè sapone da giorni. ma tu hai la colpa gravissima di avere un dito dentro una narice o almeno questo è quello che credono di vedere. perchè non hai un dito dentro ma fuori, e non ti stai scaccolando ma stai meditando. come si può spiegare una fase meditativa a coloro che non sanno nemmeno cosa significhi?
 
chi sarà più patetico?
 
in ogni caso, care signore non mi stavo scaccolando ahahahha però la prossima volta lo farò soltanto per Voi:)