Archivio per marzo, 2009

Who will love me now

Posted in Senza categoria on 27 marzo 2009 by stesis83
 
 
Quando si ha paura dei piccoli mostri della foresta.
 
Quando non c’è ragione di dubitare
 
Sono solo momenti.
 
Di amore ferito.
 
Quando si ha la tentazione di gettare tutto,
 
per una voce che viene a mancare,
 
e vorresti partire per non andare davvero in nessun luogo,
 
sono solo momenti.
 
Di alienazione.
 
Quando si giunge al capolinea,
 
e non ci si riconosce piu’,
 
forse si ha troppo tempo a disposizione per pensare,
 
al desiderio di tornare liberi fintamente.
 
Come crederci a questo amore,
 
come non crederci,
 
come gioire,
 
come smarrirsi,
 
e prendersi per mano,
 
non tanto inutilmente.
 
E’ solo un momento.
 
Che fa paura.
 
 
 

“Harrowdown Hill”

Posted in Senza categoria on 14 marzo 2009 by stesis83
 
 
 
Ho guardato il volo di una fenice,
l’ho vista sorgere dalle ceneri di un amore,
e picchiare forte contro le pareti ad arco,
e sollevarsi con agilità dopo ogni urto.
L’ho vista strisciare col becco curvo,
senza zampe e senza occhi,
ne ho sentito il sangue sulle mani,
quando l’ho colta per la sepoltura.
 
Quante tragedie in questo mondo sfatto,
se tremi per uno sguardo appena,
quante bugie dette per rigare dritto,
non cambiare strada mai.
Quante stupide gioie perdute per una parola detta male,
una superflua linea immaginata per indicarne il verso,
un cammino di razionalità frustranti,
che voglio ignorare.
 
Se esistessero abbastanza ragioni
 
se esistessero abbastanza motivi
 
per non mutare mai
 
per non intrecciarmi mai
 
Dio solo sa cosa sia vita
 
Dio solo sa accogliere i suoi eletti
 
 
 

Scusa se non piango

Posted in Senza categoria on 12 marzo 2009 by stesis83

Farewell

Posted in Senza categoria on 11 marzo 2009 by stesis83
 
 
 
Volevo inserire una canzone che mi rilassasse dopo una giornata di stress.
Sto pensando che vorrei piangere , liberarmi di quel qualcosa che punge agli occhi e che non voglio ricordare.
Che ci si crede forti anche quando non si vuole esserlo.Non mi interessa preparare alcuna minestra.Non mi interessa stringere alcuna chiave, se potessi riemergere da questo stagno..se solo potessi.  Vorrei soltanto crederci in quel che vedo. Nemmeno ci si conosce e si pensa di urtarsi già.
E’ talmente complicato essere la briciola sul tavolo giusto, non capiscono niente, io lo so che non capiscono niente. Mi dispiace tanto di non poter filtrare neanche un sottile raggio. Non temere, avrò la mia finestra, un giorno. Non temere, avrò la mia stupida immagine attaccata alla parete sinistra. Non capisco perchè dovrei fingermi ingrata, perchè dovrei fingere per qualche giorno. Se amo amo ugualmente, se odio o non mi frega niente. e se questa sera potesse sussurrare un nome. se questa impercettibile tristezza non determinasse uno sfratto. Io non me ne andrei mai dal tuo cuore. MAI. e sono solo un tuo incubo ricorrente, quando volti la schiena. Io sono il segno e tu la parola.
Un’altra volta, sì, l’ultima.. non andare.

Resta con me

Posted in Senza categoria on 9 marzo 2009 by stesis83
 
 
 
Mi sentii un’alba distratta non appena ti vidi,
mi sentii una sciarpa dimenticata su un tavolo bianco,
con mille lotte nell’animo oscuro,
un vecchio diavolo che sa anche piangere.
Mi sentii una custodia che non contiene niente,
mi sentii il germe del dubbio,
un sette e mezzo tendente all’otto,
che non sa di eccellenza.
Un guanciale non troppo pulito,
uno splendido specchio antico,
rigido per quanto instabile,
che non riflette altro oltre se stesso.
Mi vergognai della tua leggerezza,
mi vergognai per non averti spremuta,
come un’arancia aspra ,
ingollarne qualche sorso a forza.
Mi vergognai della tua serena rovina,
del tuo bacio arroventato e mai dato,
del segreto delle tue gambe,
del misero scorgimi tra i rovi.
Resta con me,
in questo smunto giorno,
resta perchè è buono solo se salato,
con tutto quel tuo mostrarti felice,
sembri una falsa moneta,
resta con me,
in questo defunto mese ,
malinconica forse come una melodia sospesa,
al di là del vento,
incrociando un pò le dita,
seminando la mia vita.
Resta con un perchè in gola.
Resta con i se mai.
Resta con me.
Mi sentii come una trama già scritta,
una soffitta ammuffita,
una semplice giornata,
con un soffio di calore sulla schiena.
Mi sentii planare come un’apatia,
futile come una frase detta per ingannare,
e tu nonostante sia la cosa meno vera,
 sai di nebbia,
di foschia,
di foglia avvelenata,
di stagioni rimosse,
mi imprigioni.
Resta con me,
resta finchè mi scorgerai in te.
 
 
 
 

Specchi opposti

Posted in Senza categoria on 9 marzo 2009 by stesis83
 
 
 
 
Ero distratto
tu ti davi da fare
e non c’eri affatto
oppure ti muovevi
con un ronzio d’insetto
che mi assopiva
avevo le palpebre in bilico
entravo nel ciclico avvertimento
di caduta di mani per tornanti
di caduta di sonno in blocchi pesanti.
La distrazione
questa effusione
sgretolamento
e spargimento
della molto inutile attenzione
ridotta a polvere.
E debolmente io
ti avvicinavo
e ti accostavo,
sbagliando i tempi,
a memorabili esempi
di abbandono
di incontro ti ascolto
capisco ma non molto
intuisco però la giravolta degli oggetti.
Tu aspetti
di vedermi passare
abbracciato a qualcosa che mi sta giostrando. Mi aspetti
per salire mi stai stringendo i fianchi. Sei entrata nella stessa
distrazione creata
perché potesse accadere qualcosa e tutto succede quando tutto riposa.
Quando l’attenzione
per essersi sporta
narcisista ai suoi sguardi
rovina e se n’è accorta appena
troppo tardi nostra fortuna.
Ero distratto
e fatta tu sei di svista.
Se fossimo simpatici
uno all’altra
saremmo specchi
opposti riflessi
limpidi e inebetiti
tra se stessi.
LUCIO BATTISTI

Allontanando

Posted in Senza categoria on 9 marzo 2009 by stesis83
 
 
 
 
E poi
di che parliamo
di come per favore hai fatto
se non ti dispiace replicarlo
quel gesto quell’insieme
di cose e di non cose
che accadono una volta
e quindi possono
ripetersi a richiesta e non per caso
in cambio ti rifaccio il mostro
mi tolgo le foglie dalle dita
il vento pettinato ritorno ai connotati riprendo i miei colori
a mano libera
e meglio puoi vedermi
allontanando
e poi
di che parliamo
trasvola sopra l’ultima papilla la farfalla e la lingua la spilla
e ripeschiamo l’oh dello stupore col quale incorniciamo
il fragile leggero di quel che non diciamo
e poi
di che parliamo
di come sei tracciata appena
su carta o traspari in filigrana
trapassi le pareti
solletichi anche l’aria
ma un gesto un solo gesto
ti torna solida
un gesto che è richiesta e non è caso
in cambio non invento niente
mi butto di sotto o non mi butto
mi sto distrattamente sfrenando dal mio posto proietto il bell’aspetto
mi tramo intrecciami
e puoi vedermi meglio
allontanando
e poi
di che parliamo.
Nel libro d’avventure saltiamo le parole e le figure.

LUCIO BATTISTI