Archivio per febbraio, 2010

Paradise Circus

Posted in Senza categoria on 25 febbraio 2010 by stesis83
   
 
 
fluttua la luna fluttua la stanza, fluttua il mare,
le stelle effervescenti, i quadretti alle pareti,
un osso tra i denti, i semi di grano,
i miracoli in agosto, i sospiri tra due corpi.
il bianco il  giallo il nero tutto si mischia,
i ti amo gli ingredienti i sentieri i venti,
i mi ricordo e non ci siamo già conosciuti?
tutto gracchiato,la cornetta parla.
al mattino
e la sera
e il pomeriggio. la preghiera,
di non sentirsi più non cercarsi più
e non percepirsi più non regredire più,
al mattino,
e di notte la mongolfiera,
in foto.
un moscerino tra la frutta marcia,
la terra frana sotto e sopra,
in un continuo rovesciamento di prospettive,
le stelle sono i gradini,
i sassi sono astri,
e il cielo è la culla,
gli orizzonti sono braccia,
che non stringono più,non cercano più,
non corrompono più.
come è strano il silenzio quando innalza,
fa sfiorare tutto con meraviglia,
attraverso i pensieri,
come è strano il silenzio,
sembra una donna scalza,
che danza,
con una candela.  
è sera.
io so che è sera.
le mura sussurrano
e le luci elettriche non raccontano,
quante vite si consumano.
fluttua la luna fluttua la stanza, fluttua il mare,
nel risveglio irreale,
e nella vita di sogno,
odio l’amore cannibale che non sazia mai,
non risparmia mai,
non ritorna mai.
ed il fumo mi accieca,
di fronte,uno scorcio di verità,
e so che non vorrò guardare,
non potrò vedere,
non potrò gridare,
negli abissi.
le mura sussurrano
e le luci elettriche non raccontano,
quante vite si consumano,
quanto è dolce la libertà?
mi carezza lei,
al mattino,
la sera,
nel pomeriggio, la preghiera,
di non smettere mai,
non arrendersi mai,
non morire mai.
fluttua la luna fluttua la stanza, fluttua il mare,
tutto è così verde,
in questo giardino,
dove la donna scalza coglie le ciglia,
che separa da aghetti di lacrime,
e seduta ai margini del laghetto artificiale,
sembro un clown che non sorride mai,
non piange mai,
non costruisce niente.
come è strano il silenzio quando innalza,
fa sfiorare tutto con meraviglia,
attraverso i pensieri,
ed è certo che oggi è meglio di ieri,
ed è certo che oggi è meglio di ieri.
 
 
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Devour

Posted in Senza categoria on 23 febbraio 2010 by stesis83
 
 
 
ho ricercato la libertà in ogni strada percorsa,
ho ricercato la verità per lunghi anni,
ho serrato le labbra dinanzi il destino,
ho chiuso davvero tante volte gli occhi,
ho chiuso davvero troppe volte gli occhi.
 
E diceva: ti amo come l’avrebbe detto il passero,
con quella bramosia da volo,
fragili ali che conducono al nido,
mille perchè, chiusi nelle stelle.
 
io so di aver distrutto il sogno,
io so di aver divorato il cuore,
e non c’è dubbio che tenga,
ho disarmato parecchi mondi,
no, non c’è proprio alcun dubbio,
ho disarmato parecchi mondi.
 
ho mentito a volte,
su mille sciocchezze celesti,
su sfumature di occhi,
che ricordo poco.
ho mentito a volte,
abbellendo il mio corpo di drappi,
cingendo i  fianchi di luci,
e la mia testa di drammi,
che non significano niente.
 
la strada ha altre mille strade,
la scatola è dentro altre scatole,
le parole racchiudono parole,
e tu sei solo superficie.
 
quante volte mi sono chiesta,
cosa mormora il mattino,
quante volte mi sono chiesta,
cosa nasconde l’alba.
 
e già so che cosa penseranno,
è la malinconia della resa,
è la preghiera del tramonto,
è la civetta lusinghiera,
l’amante contesa.
 
già so cosa penseranno,
è la febbre del delirio,
il mosto andato a male,
il veleno e la vendetta,
la ragione prigioniera.
 
non importa,
è il destriero e la criniera,
col principe solitario,
e il pifferaio che suona,
una melodia distratta.
è il mosaico delle stupide scuse,
una torre di ingiurie,
un’offesa alla mia intelligenza,
un brivido beffardo.
 
ho ricercato la libertà in ogni strada percorsa,
ho ricercato la verità per lunghi anni,
ho serrato le labbra dinanzi il destino,
ho chiuso davvero tante volte gli occhi,
ho chiuso davvero troppe volte gli occhi.
 
io so di aver distrutto il sogno,
io so di aver divorato il cuore,
e non c’è dubbio che tenga,
ho disarmato parecchi mondi,
no, non c’è proprio alcun dubbio,
ho disarmato parecchi mondi.
 
Non c’è alcun dubbio,
ho divorato ogni futile perchè.
 

Il dolore uccide

Posted in Senza categoria on 22 febbraio 2010 by stesis83
  
 
 
Sono echi dispersi nella mente,
parole che assumono facce,
i bisbigli nell’orecchio,
un mormorio di cordoglio.
Sono stupidi momenti,
di tristezza rarefatta,
di mite desiderio,
di veleni che si annodano.
gocce di amarezza,
sulla mia mano a conca,
gocce di verità,
che sanno di sogno.
Il dolore uccide,
quando imporpora le guance,
il tempo scorre come sangue,
e lascia muti come pietre.
il dolore uccide,
quando insieme è metà di uno,
quando domani è meno di niente,
e l’ultimo sguardo è fuggito,
come un lampo venuto dal mare.
è così che termina,
nel passo che barcolla,
è così che termina la sera,
con un timido addio.
Ho sempre saputo cosa significa perdere,
e non ha alcun gusto,
ho sempre pensato che la resa è la strada meno battuta,
mi sbagliavo su tutto.
è un vento che colpisce a pieno viso,
e sferza forte senza ferire davvero,
perchè il mio cuore è salvo,
il mio cuore è salvo.
non c’è ragione per invocare lo spettro,
che piange per se stesso,
non c’è ragione per pronunciare il nome,
che è scolpito nel cielo.
ho sempre saputo cosa significa perdere,
significa mancanza di sè,
ho sempre saputo che sarebbe giunto oggi,
e l’oggi è salvo,
col suo bel sorriso d’inverno.
Il dolore uccide,
e non s’arresta dinanzi la luna,
il dolore s’insinua come una lama sottile,
la notte inghiotte i ricordi se vuole.
e io voglio sparire in questo mantello di verità,
col mio insensato malumore,
il fuoco del risentimento,
il pensiero che tutto questo non doveva accadere.
Con la certezza di aver donato un verso,
di aver dato una cornice al mondo,
aver dipinto immagini di luce,
non aver sbagliato in fondo.
Con la certezza di aver camminato molto,
finchè i piedi non hanno scavato un fosso,
ho provato a essere più semplice,
inutilmente.
ho davvero affondato le dita nel suo corpo,
ho davvero morso tutto ciò che andava colto,
ma ho capito a mie spese quanto fossi sbagliata,
ho capito a mie spese che non è mai bastato.
ho capito quanto poco tempo è trascorso,
da quel primo giorno.
Non ho conosciuto niente
non ho conosciuto niente
ho scommesso troppo
e ne pago il prezzo.
Sono stupidi momenti,
di tristezza rarefatta,
di mite desiderio,
di veleni che si annodano.
gocce di amarezza,
sulla mia mano a conca,
gocce di verità,
che sanno di sogno.
Il dolore uccide,
così dice una voce chiara,
il dolore uccide,
così  gracchia un corvo smunto,
il dolore uccide ma non ucciderà mai me.
 
 

Ocean

Posted in Senza categoria on 10 febbraio 2010 by stesis83
 
 
 
ho vagato in un oceano di ingiurie,
estrapolando parti da parti,
lasciando le sue mani insinuarsi dolci,
lasciando che mi vedesse sfatta.
 
Ho vagato in pensieri arcuati,
elicoidali,
viscidi al palato,
quando assumono forma.
 
Oh quante parole!
tutte in calce.
oh quanti vasi!
che non contengono niente.
 
imprigionate per anni,
nel grigio non senso,
ferite da sorrisi che non verranno,
da fremiti chiari e sospetti oscuri.
 
Tu hai soltanto gettato il mio tempo.
hai soltanto perduto me in te.
 
ho vagato in un oceano di mussolina,
il faro lontanissimo,
il tempo che si è arrestato in fondo,
sta scorrendo ormai, oltre noi.
 
il tuo violindì e il mio mercanteggiare.
il mio tacere
il tuo sfuggire
il verso inverso.
 
é così che l’oceano inghiotte
come apparire e poi inventare
svanire e poi tracciare segni.
segni sui pugni
segni sui seni
segni sul volto
segni che mentono.
 
i miei segni non raccontano.
 
e il nostro mito è morto.
il nostro mito è definitivamente morto.
 
specchiati in me
le lacrime speculari di un viso per metà estraneo.
specchiati
è lo spirito che invoca.