Archivio per ottobre, 2010

Tu

Posted in Senza categoria on 15 ottobre 2010 by stesis83

Non pretendo che io possa percorrere le tue stanze, non pretendo che tu possa sentirmi come il tuo ingranaggio più caro, non pretendo ch’io sia il tuo unico amante. Sotto le mura, la tua mano meccanica trancia il mio cuore, bevo le tue carezze spinte. Vorrei che i fuochi notturni si estinguessero come voci sporche dentro orecchi. E se questo nostro ritrovarci e perderci fosse l’estasi? Ho sfiorato le linee umide della tua pelle e ho sentito l’alba sul mio volto. C’è sempre un prezzo da pagare per l’amore. Tu ne senti il sacrificio? Vorrei pescare da urne solo polvere, polvere di polvere. Bronzo, pietra, foglie, cocci di luce. Tu sai di una buona opera, tu sai di uva nel torchio, tu sai di irregolare, di singolare. Tu vuoi il plauso di tutti e l’amore di nessuno. Vorrei rendere perfetta la mia volontà di farti mia. Vorrei giungere al termine col fiato corto. Di tutto quello che mi consola, è costruito il cielo. Di tutte le cose che mi rendono viva, sono fatte le parole. Tu sei il giusto e l’ingiusto. Riesci a disarmarmi. E ti porto con me nel mio unico viaggio.
Che sa di orizzonte.

Segnami

Posted in Senza categoria on 12 ottobre 2010 by stesis83

Ho sperato di incontrarti nel luogo in cui l’ombra disfa e passa.
La pietra s’innalza e quasi mai torna, il cielo ingoia spesso i miei sogni.
Ti ho forgiata nella roccia della mia coscienza come fossi l’unica cosa necessaria.
Ed ora mi sento rotta, mi sento la tua rotta.Andiamo irrimediabilmente insieme spezzando strade come pane. Vorrei bere la tua avidità di donna che spera. La tua giovane lava che desidera rompere ogni limite e mi mette in fuga. Ho un furioso modo di vacillare, quando mi tocchi nell’intimo del mio solco. Quanto hai ancora da vedere che non ho già cacciato via? E’ come una segreta lotta tra pulci. Il frutto del tempo spreme il suo succo nella tua bocca mai sazia. Vorrei tentarla e mortificarla. Ho così poco da dare. Stremami. Ho così poco da offrire. Versami. Così poco da chiedere. Segnami.

The sun

Posted in Senza categoria on 11 ottobre 2010 by stesis83

i miei occhi hanno scelto di vedere,soltanto gli oggetti colpiti dalla luce,i miei occhi hanno smesso di cercare,tra i riverberi di fiamma,i fogli accartocciati.La tua mano contro la mia è speculare,il tuo profilo contro il mio,è una clessidra.Il tempo sembra non esistere. i miei occhi hanno scelto di vedere,soltanto le cose fatte di luce,i miei occhi hanno smesso di cercare,i passi persi nel buio.Mi sono chiesta quanto fosse necessario questo continuo rincorrersi. Mi sono chiesta il perchè di troppe cose. Hai mai perduto il diritto di sorriderne? Il fumo scende giù dai tetti , la mia testa è piena di dubbi saggi. Andiamo troppe volte nella direzione dove la lingua lambisce angoli di sera. Non desidero avanzi. Non desidero segatura e gusci d’ostriche. Indugio vicino pozze stagnanti dei tuoi pensieri, che talvolta, sfuggono e altre volte ,indovino. Non chiedermi: “Cosa?” Riposi distesa sulla mia spalla cava, e le strade semideserte sembrano parlare di noi. Con un cuore placato, forzatamente, tento di non lasciarmi contrarre nel tuo guardarmi dentro. Siamo dunque tanto vicini? Voglio rimanere l’eterna umorista indifferente. Confutando d’un colpo tutte le certezze che ti appaiono come chiari di luna. Il tuo animo è fin troppo sottile e le mie mani non sanno sfiorarlo senza tremare. Una cosa sola è certa: i miei occhi hanno scelto di vedere soltanto le cose colpite dalla luce. I miei occhi hanno smesso di cercare sfumature nere in ogni fibra di carne. Desidero mari ringhianti e brezze che spergiurano. Nonostante i miei occhi abbiano smesso di cercare la curva esatta delle cose impossibili

Non c’é ragione.

Posted in Senza categoria on 8 ottobre 2010 by stesis83

Lungo il filo degli orizzonti ho visto tetti di case come cattedrali,
i volti di chi non sa guardare strappano solo nebbia,
e le estremità si fanno fitte strade lunghissime,
serpenti di cenere sui quali ,ai lati,sbucano sconsolati cancelli.

Chi bussa alla porta con mano ferma?
non scorgo niente di tutto ciò che timidamente poggia.
La pioggia è un vacuo squarcio che rende leggera l’aria.
Non piove mai nel mio ovunque. E certi volti strappano promesse che so di non poter mantenere quando s’alza tra la mia testa e la tua, un contorno di vanità. Cosa aspetti ad abbassare la maniglia e andare fuori? Sei così lieve, un mucchietto di carne ed ossa, un punto, un arco.
Sei un involucro che pare un’onda a spirale. Sei tanto e non sei molto. Un codice che non ho necessità di decifrare, perchè l’amore non ammette significazione. Nonostante la tua polisemia. Le mie pupille umide indugiano, dove il tuo odore stagna. Ma tutt’intorno è solo una marcia di avanzi sudici.Non capisci che le nostre sono sagome mascherate? ho giaciuto mille volte con statue di argilla,ne ho quasi il vomito. Le mie dita sono così nodose,oggi. Il tempo riassume ogni contorto di sfondo e ti sento come una passante di cui risuonano i passi. Che non afferra nulla. Ho tentato di dirti che il numero non è mai tre. Che il silenzio è un ticchiettio nella testa che non ti lascia vivere mai. Tu conosci quella febbre d’ossa che frena il piacere? Tutto in me è levigato e non te ne accorgi. Ero come un cilindro calzato da una bella testa. Ora ritorno navigante e metto da parte barattoli di cibo di cui non mi nutrirò. Potrei predirti il resto, nell’ora di una sera che contende verità.Potrei decisamente farlo, ma non lo farò.

Ci sono Molti modi..

Posted in Senza categoria on 5 ottobre 2010 by stesis83

Come stelle d’aroma e di rugiada,
sei venuta a squarciare,
ad incendiare con occhi secchi,
a premere i tuoi tuberi sulla mia vita.
Striscia sotto la porta,il vento.
Tutto l’amore si dice insoddisfatto di te che ti fai tormento.
Sei la vecchia canuta della mia memoria.
Non so a cosa pensi e se umiliando la luna, tu riposi,nonostante io abbia perso le ossa.
Il mondo prosegue e tu non struggi. Non senti scalpicciare passi sulla tua scala di vetro. Ascendevano le mie parole, lo so per certo. Che mille volte avrei voluto, gettartele in volto. Come guanti. Come schiaffi. Come sassolini bianchi. Ma ti fai desolata, nel tuo cantuccio. Non mostri mica le orride macchie. Serra stretta la gola, a mano aperta. Soltanto per un un pò di ruggine che hai nel fondo, di strano gusto. Gusto-fine? afferrando i tuoi fianchi, sentivo farsi deboli i miei principi. Vorrei cedere il testimone al malinteso. E invece brindo al liscio sorso di veleno. Non puoi che essere mancanza. Mancanza di me,che ho lasciato portassi via ogni mia schiuma. Dorata, dolce, amabile. ed oggi, nonostante i rami del glicine stiano scrivendo il tuo nome sulla terra che spurga anime defunte, io riemergo senza disonore. Nel mio mantello di sole.

Posted in Senza categoria on 3 ottobre 2010 by stesis83

track

Posted in Senza categoria on 3 ottobre 2010 by stesis83

Adesso che sono veramente ma veramente lontana, adesso che mi appari nuda come una zolla di luce. La tua voce è il picco di un gelo d’avorio. Umido.Corri dietro certi carri,stringi cinture sottili. Perchè mai parli di asprezza?Ho una fronte scarlatta che gronda fango. Io mordo una bocca di riva e tu chiudi le palpebre merlettate. Come ci siamo eliminate,in un colpo solo. Un nido che po…ssa contenere soltanto vaghi gufi? Mi chiedo sotto quali piogge tu mi abbia cercata. Io ricordo un peruviano che agitava le sue mani come martelli. Ricordo viaggi estivi che interrompevano autunni immaginati. Valzer di zampilli in vasche troppo strette. Il cono d’ombra che donava perplessità al tuo volto. Ho amato il tuo sguardo ferito. Ho amato la rinuncia che l’amore chiede all’amante. Ho amato,più di ogni altra cosa, la fioca tregua. La furia degli amplessi che schiudevano inferni. Come muri, senza braccia, lisci,mostri la tua unica faccia. Non la migliore. Avrei voluto stupirmi di quest’ultima lotta ma ti sei sostenuta ,unghie e fili, con tutta te stessa , avidamente alle ragnatele di un corpo d nave. Quale pericolo ti sconquassa nel rantolo marino?hai sempre accolto la spada e la briglia come bestiame. Il tuo unico linguaggio di serva. Avrei fatto le cose mie, le tue. Erano gigli?
Avresti fatto cose tue ,le mie. Erano di pietra? Non tutto si spezza nell’immediato. Talvolta i giorni defecano squame di consapevolezza. E nuotiamo ,invecchiando. Io nel mio giovedì di zaffiro e tu, vestita di corteccia di città. Nel non detto.