Archivio per novembre, 2010

Kali

Posted in Senza categoria on 30 novembre 2010 by stesis83

E di sicuro ci sarà il tempo di osare.
Per prepararci al fumo giallo che rende liquidi i pensieri.
In un attimo avremo tutto il tempo per cento decisioni. 

E sentirai la mia strenua lotta nei tuoi stivali. Come poter semplicemente essere te senza che tu te ne accorga. Ho lasciato cadere i tuoi fermagli e ho stretto una piccola poesia in un pugno solo.
Prima di dirsi mille altre parole. Le ho conosciute tutte.
Ho incastrato in un modesto spillo la ciocca tua di capelli, la solitaria. Quella che fa sembrare storti i tuoi occhi. Per cento visioni, mille revisioni. Per cento abitudini , mille mozziconi di giorni. Perchè dover rischiare? Non credo ad altro che a me.E tu sei uno strumento fin troppo facile per le mie dita. Tu dai avvio a troppe scene di vita e deferente ti mostri inutile al gioco. Non incarni niente. Ed è per questo che pur amandoti, io lascio pattinare la tua chioma in camere rigonfie di vertigine. E lascio spiaggiare le mie ossa in un letto nel quale attardarsi solo di giovedì. Finchè le voci umane possano risvegliarci e non ci siano più avanzi di noi nel piatto degli stolti.
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Hufupukar

Posted in Senza categoria on 29 novembre 2010 by stesis83

Lei si volse col tempo d’autunno, disse tante parole ingoiandone alcune, la saliva impastata di menzogna, gettata a terra l’aureola modaiola, e sfuggente come il risentimento tessé luce come fosse trame.Tutte le storie si somigliano. Avrei voluto che lei fosse privata di quella fede che la rende precaria, con i capelli annodati alla nuca, le labbra gonfie di baci, le braccia cariche di turbamenti. 

Avrei perduto i pensieri meravigliati.Avrei costretto la mia immaginazione a camminare nelle ore finite, e lei sarebbe stata come il sacco abbandonato.Mille fessure d’occhi attendono una reazione d’ovile che non taglia le cosce. Si leva l’odore di spergiuri dalle lenzuola vaporanti e qualcosa mi spinge a graffiare il muro come fosse la sua schiena. Tutto è arcuato come l’epilettica che si contorce nel desiderio e umilia la luna privandola della sua onorabilità di moneta. Non c’è nulla da desiderare per due volte, parleremo tutti insieme e offriremo l’un l’altro le nostre verità mozzate. Con sorriso incerto e sguardo da truffatore. Ho sempre amato le gambe molli ed i lividi ai ginocchi. Lei si volse troppo presto, mentre si rallegrava di essere unita ad un Dio come una cosa sola. Un Dio che tradisce il suo sangue e se ne compiace.Mostra tutto

Posted in Senza categoria on 29 novembre 2010 by stesis83

sigur ros

Inseparabili e perdute in mille sogni inginocchiati,ho visto l’alba ansimare, gli occhi miei,barlumi di notte,vagano come moribondi in cerca di un sepolcro. L’ombra è chiara nell’intimità di un pensiero, la stringo con entrambe le braccia. 

Lei pare cercarmi, in ogni cosa. Si spegnerà come l’inferno, il nostro continuo allontanare. Ho visto cancelli aprirsi su parchi e bambini correre a perdifiato. La roccia si sfalda come il nostro corpo che insegue farfalle. Tu mi addormenti nel pianto. Nella tua voce è il mio nome di cristallo. Io sarei un figlio, sarei il riso d’oro, sarei liberazione da ogni male, sarei ciò che di noi rimane, sarei la donna che ti ama come nessuno ha amato mai. E’ di piuma il mio cuore martoriato, non ne sento più il peso. Troppe sere mi sono chiesta se ci fosse un senso a tutto questo ferire. Poi chiudendo gli occhi , si è mostrato il corvo dalle lunghe ali. Tutt’intorno le spirali degli amanti, che danzano. Non ho mai veduto tanti smeraldi in cielo come questa sera. Non ho avuto paura nemmeno una volta, da quando ho adorato le tue tristi ossa. Ed ho una profonda pena per quelli che credono di vivere, nella più sottile delle superfici e ricordano soltanto le grandi altezze. Credo di aver inciampato più volte sullo stesso primo gradino, rimanendo basso. Sentendo di non arretrare mai davvero. Mi appare desolata la vita di chi non coglie speranza e muore folle, nel non detto. Mi appare desolata la via di chi non morde l’esistenza mutandola, chi si nutre di un alito di calore di una bocca marcia.Lei pare cercarmi,in ogni cosa. La sua ombra s’allunga ancora. Io le tocco la spalla con un solo sguardo e lei sorride di tutte le cose impossibili che si avverano. Restando mute.

PAG

Posted in Senza categoria on 24 novembre 2010 by stesis83

Se i nostri giorni potessero ancora essere colti,

e la farfalla non vivesse un solo giorno,

se non avessi sentore di te  e dell’eternità,

se trovassi rimedio per  questo cuore che langue,

potrei blandire le mani mie che cercano ,

i tendini che stracciano il vento.

Io vivo una rivoluzione in ogni tempo,

la ragazza è morta, vuoi accettarlo?

Tremolando sul tralcio rampicante,

attribuisco una faccia al rimorso,

ti ho mai detto quanto tu contassi?

La mia vita è interamente sepolta ai piedi di un faggio,

i violini fendono il volto come il gelo di certe mattine,

sento che il mio barattolo è irrimediabilmente in pace,

mentre la mia innocenza perduta stagna in una pozza,

e tu non lo sai cosa sia l’amore perché te ne privi.

Le mie labbra sorridono ed i miei occhi si fanno ciechi,

ho mai desiderato davvero prima d’oggi?

Lungo il filo dei tetti ogni mio pensiero svanisce,

strappando ad una passante la sua gonna.

Piango il tuo nome che non ho mai pronunciato,

piango gli anni infranti contro focaccine e lillà,

piango i sotterfugi, i croccanti perché,

piango la linea del tuo collo.

Puoi soltanto intuire quanto sia penosa l’attesa?

Vorrei raccogliere i suoi dividendi.

Vorrei tradire la mia emozione solida.

Sono fatta di fango e pietra.

Il mio scheletro tradisce una febbre nota,

nessun contatto carnale potrà lenire il desiderio,

di afferrare e sostituire il senso ad ogni tua fuga.

Vedo al di là dell’esperienza,

vedo l’enfasi del voler dileguarsi,

vedo i bulbi di narciso farsi marci,

vedo in ogni donna l’unica che è esigenza.

So che il tuo pensiero s’avvinghia in un altrove precario,

tu sai cosa sia svanire mentre il destino s’insinua tra costole aride,

i sensi s’accostano alla via della penitenza,

stringendo tra le mani i ceri d’espiazione.

Tu sei il Principio.

L’immagine di te fluttua nella mia testa violando la ragione,

dalla finestra non scorgo niente che tratti di matita incerta,

il Dio dei sapienti ha progettato il suo fondo di gesso,

e tu splendi incastonandoti come una vera tra le viscere,

tu sei l’unico nodo che potrei mai sopportare.

Potrai mai dare voce al compromesso?

Non puoi credere davvero di aver lasciato alle spalle le macerie,

di tutta una città che ti ha dato respiro,

la memoria è sopita sotto uno strato di calce,

credi di poterti accostare ad ogni miseria d’uomo prima di tornare?

Nella tua solitudine risvegli la mia voglia di pioggia,

tu non puoi dire né immaginare,

mentre ti rifugi in silenzi privi di verità,

e fermi estasiata sotto il colonnato.

Cosa hanno davvero visto i tuoi occhi di giada?

Non mostrerai mai forse nulla di diverso,

che una manciata di polvere di paura.

Il mio viscido ventre non contiene null’altro che stoppie,

porto sulle mie spalle il peso del naufragio,

della pena di non averti vista nel tuo mantello di vanità,

mentre gli anni vengono smossi soltanto dal piede del topo,

e la novità arranca ed io mi nutro dei resti di passato.

A te.

Posted in Senza categoria on 23 novembre 2010 by stesis83

Tutto ciò che ho sperato si è separato da te,quante luci cercavano i miei occhi di pane? le mie mani piene di collera e d’amore, stringevano forse doni che non potevano sentire?Sei l’alto pensiero che s’infrangeva contro il nono cerchio. Ciò che scorgevo di più antico oltre il tempo bramato. Più in basso erano le rosse schegge di suono, le trombe stridevano come lame tra i denti. Il trascorso mi appariva un campo freddo in cui mai le esigenze potevano unirsi. La tua bocca come una fornace vorace, come una grotta privata del suo fondo. Vorrei portarmi via. Vorrei che il vento passi senza lasciarmi qui. Non era la fiamma oscura nè la nitida immagine di lago. Avevo , in me, quacosa da offrire che sapeva di sangue ed attesa. Avevo un lutto che sapeva di fuoco, delle stradicciole da consegnarti come inviti. Giungevi, ardendo le guance, la fronte, la chioma di ruggine. L’aria aveva l’aroma di pelle stellata. Sentivo una palpitazione nuova farsi cornice, di un quadro che sapeva di esteriore e tiepida nostalgia. La mia mano percorse la luna nel riflesso immaginato. Così che desiderai pietre e furono pietre. Desiderai neve e fu neve. L’oro non fu meno brillante del frumento di cui ti adornavi. Dalla terra saliva la necessità della parola.Il tuo sguardo è ancora la lente attraverso la quale osservare la notte.